Come capire se sono presenti disturbi alimentari?

disturbi alimentari articolo 294x300 Come capire se sono presenti disturbi alimentari?

Capire la presenza di disturbi alimentari può presentare delle difficoltà.

Una delle principali è la determinazione da parte della persona che ne soffre a nascondere la sua condotta. Naturalmente questo è possibile in patolie come la bulimia, mangiare per poi vomitare, dove il peso corporeo non presenta rilevanti variazioni e quindi è complesso vederlo. Altro discorso è la volontà di accorgersi che questo sta accadendo considerando che se si vive insieme ad una persona bulimica dal giorno alla notte possono venire a mancare ingenti quantità alimentari di uno o più prodotti: non ci trovano più biscotti o gelato ingeriti compulsivamente quando soli.

Altro discorso è l’anoressia che presenta campanelli di allarme chiari ed inequivocabili, anche se vale il discorso di cui sopra. La persona incomincia a non mangiare più, diminuisce drasticamente le portate sostenendo che è sovrappeso, deve dimagrire e che non ha fame in realtà. Anche se si tratta di due pericolose derive patologiche l’anoressia è clinicamente la più pericolosa perchè unisce un quadro morboso psicologico, grave, ad uno fisico che nei casi estremi porta alla morte e comunque ad uno stato di deperimento pericoloso.

Discorso simile è quello della obesità, poco considerata, che però come l’anoressia presenta un quadro psicologico grave e delle ripercussioni sul corpo significative. Anche l’obesità è facilmente osservabile ma spesso si cela dietro condotte alimentari di gruppo e dietro la benevolenza familiare verso chi mangia “un po di più” ma trova una forte resistenza nel sociale. Interessante questo scambio di ruoli con l’anoressia in quanto quest’ultima è desirata nel suo messaggio a livello sociale ma non familiare.

Quindi in definitiva accorgersi della presenza di disturbi alimentari per una terza persona non è semplicissimo ma spesso come detto intercorre la volontà/speranza di non vederlo, fare finta che il problema non sussista: questo per la bulimia e obesità.

Discorso diverso per l’anoressia e l’obesità che si presenta con tratti palesi e solo un diniego potente può velarle.

Sull’altro versante abbiamo il soggetto affetto che spesso se ne rende conto ma sottovaluta il problema annullando di fatto la percezione che sta avendo delle condotte alimentari pericolose e dannose: le strategie sono il ricorso ad un pensiero giustificativo o contingenziale.

In tutti e tre i casi vale la regola del non rimandare mai la presa in carica del problema in quanto come per tutte le patologie prima vengono affrontate più alte sono le probabilità di condurre una psicoanalisi efficace.


Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>