Depressione in un parente.

depressione articolo 295x300 Depressione in un parente.

Aiutare un parente, come una persona vicina, che soffre di depressione è un operazione complessa. La difficoltà risiede nell’introflessione che opera il malato. La sua mancanza di slancio a qualsiasi iniziativa spesso è una barriera insormontabile per chi gli sta vicino. La percezione del depresso che spesso sfocia in pensieri suicidari, toglie senso alle cose della vita tutte ed è difficilmente condizionabile da motivazioni razionali. Gli appigli sono da ricercare nel sistema di valori del depresso che risparmia sempre almeno un oggetto da questa operazione di destituzione di senso. Bisogna legarsi a quell’oggetto e facendo delicatamente leva su quell’interesse portare il soggetto a prendere in considerazione la possibilità di farsi aiutare. Importante è l’approccio collettivo alla problematica che non deve colpevolizzare il malato supportandolo nei suoi passi avanti senza coccolarlo nel suo immobilismo. Pericoloso può essere il beneficio secondario del sintomo che porta il paziente a mettersi al centro dell’attenzione con la sua inerzia. Quindi da un lato bisogna soddisfare questo bisogno di sentirsi al centro e dall’altro evitare che si trovi troppo bene in questa posizione. Altra raccomandazione è quella di evitare i farmaci a meno di depressioni molto, ma molto forti. Il depresso è un soggetto che tende a sedersi nella sua malattia e dargli una pastiglia che gli risolve idealmente i problemi lo incisterebbe nella sua posizione abbassando di molto le possibilità di guarigione psicoterapica e, molto pericoloso, alimentando una dipendenza farmacologica difficile da spezzare successivamente.

 


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