Gravidanza inattesa?

Affrontare una gravidanza inaspettata è un’esperienza che mette a dura prova la struttura delle credenze, valori e desideri di una famiglia. La sua organizzazione deve essere elastica per evitare episodi di rigetto dell’evento. Ua gravidanza inaspettata infatti porta con se una serie di elusioni di aspettative che possono portare i soggetti delusi a reagire viloentemente. Possono essere: la condivisione della scelta del momento della gravidanza e l’opportunità dell’avvenimento. Se spesso questo evento viene comunque accettato giososamnete in una famiglia costitutita, diventa deflagrante quando avremo determinate condizioni come: 1) Il padre non è stato accettato dallla famiglia. 2) Ancora peggio se non si conosce. 3) Ingestibile se sconosciuto. 4) Se la ragazza è troppo giovane. Queste variabili vanno ad intaccare il ventaglio di della che proiettano sulla ragazza tutta una serie di desideri che se non possono essere esauditi metteno in gioco una serie di angoscie parentali che sfociano poi in ostilità. Tutto sotto il cappello dell’onorabilità ed oportunità che però non sono altro che maschere sociali. Una inaspettata dovrebbe essere accolta semplicemente come se fosse attesa: dando sempre il giusto supporto ed aiuto alla futura mamma che si appresta a vivere il momento più importante della sua vita anche se non fosse la prima volta. Bisogna insomma cercare di riflettere sul perchè si generano determinati sentimenti aggressivi arrivando a percepirli acontestuali rispetto all’avvenimento, come problematiche personali che non dovrebbero andare ad intaccare la gestazione e la futura vita che si appresta a...
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Depressione in un parente.

Aiutare un parente, come una persona vicina, che soffre di depressione è un operazione complessa. La difficoltà risiede nell’introflessione che opera il malato. La sua mancanza di slancio a qualsiasi iniziativa spesso è una barriera insormontabile per chi gli sta vicino. La percezione del depresso che spesso sfocia in pensieri suicidari, toglie senso alle cose della vita tutte ed è difficilmente condizionabile da motivazioni razionali. Gli appigli sono da ricercare nel sistema di valori del depresso che risparmia sempre almeno un oggetto da questa operazione di destituzione di senso. Bisogna legarsi a quell’oggetto e facendo delicatamente leva su quell’interesse portare il soggetto a prendere in considerazione la possibilità di farsi aiutare. Importante è l’approccio collettivo alla problematica che non deve colpevolizzare il malato supportandolo nei suoi passi avanti senza coccolarlo nel suo immobilismo. Pericoloso può essere il beneficio secondario del sintomo che porta il paziente a mettersi al centro dell’attenzione con la sua inerzia. Quindi da un lato bisogna soddisfare questo bisogno di sentirsi al centro e dall’altro evitare che si trovi troppo bene in questa posizione. Altra raccomandazione è quella di evitare i farmaci a meno di depressioni molto, ma molto forti. Il depresso è un soggetto che tende a sedersi nella sua malattia e dargli una pastiglia che gli risolve idealmente i problemi lo incisterebbe nella sua posizione abbassando di molto le possibilità di guarigione psicoterapica e, molto pericoloso, alimentando una dipendenza farmacologica difficile da spezzare successivamente....
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Insonnia.

  Le cause di un insonnia possono essere diverse. Possono esserci problematiche fisiologiche, contestuali o psicologiche. Quelle che ci interessano direttamente sono naturalmente le ultime con un occhio di riguardo alle seconde. L’insonnia ci dice che ci sono delle “cose” che ci impediscono di dormire. Queste “cose” possono essere dei pensieri, delle sensazioni, delle emozioni. Oppure può essere un lavoro che ci scombussola la vita disorganizzando le nostre abitudini. Nel primo caso in terapia andremo ad indagare la natura ed il punto di origine di tali pensieri perturbanti. Quali sono le emozioni sottostanti? Cosa ci turba? La natura del desiderio che spesso si cela dietro questi pensieri è impossibile da percepire razionalmente. Nel secondo caso andremo a riflettere sulla scelta che ci ha portato a trovarci in situazioni di vita così disorganizzanti tentando di interpretare quanto ci sarà stato di volontario, e quindi il beneficio secondario, nella strutturazione di una stile di vita così destabilizzante. In ogni caso, anche il fisiologico a volte, avremo la possibilità dopo un primo periodo di resistenza di indagare cosa si cela dietro questa sensazione di inquietitudine che impedisce di dormire con tutti gli effetti collaterali. Tutta la sfera vitale viene infatti inquinata da questa patologia che invade le relazioni, il lavoro e la salute in senso stretto: questo è il primo messaggio che spesso viene veicolato dall’insonnia e che va indagato adeguatamente caso per...
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È sempre opportuno cercare il significato di un sogno?

Certamente no. Il sogno al contrario delle credenze popolari che lo identificano ingenuamente come innocuo possiede una forte potenzialità perturbatrice. Fuori da contesti interpretativi popolari come quelli della Smorfia o dei tentativi di prevedere il futuro, la ricerca del significato del sogno è da sconsigliare se attuata in modo leggero. Il sogno è una produzione inconscia che veicola sotto forma di simboli desideri non presentabili alla coscienza utilizzando oggetti della nostra vita quotidiana a modo di attori: una cosa per un altra. Ma quello che noi vediamo è la facciata socializzata della pulsione sottostante che crea il desiderio che non può essere esaudito e che quindi viene fantasticato (interpretazione oggettiva). Contemporaneamente il sogno può rappresentare le dinamiche al nostro interno tra le varie parti della personalità che interagiscono tra di loro rappresentandone le tensioni (interpretazione oggettiva). In tutti e due i casi l’interpretazione deve essere svolta all’interno di un contenitore analitico che deve possedere determinate caratteristiche volte a garantire che questa operazione non abbia risvolti negativi. Innanzitutto abbiamo la funzione del setting che rappresenta tutto ciò che che è cornice, argine, contenitore all’interno del contesto analitico e che quindi permette l’apertura dei significati nella tranquillità di sapere dove andare a riprenderli. Secondo punto è la necessità di indagare il sogno attraverso le associazioni del paziente che sono indispensabili e che guidate dal terapeuta diventano imprescindibili nel lavoro di interpretazione. In altro modo diventa uno sterile esercizio di citazione di significati di simboli tornando alla Smorfia però. Per ultimo ma non per importanza, con riferimento al primo punto, è fondamentale la possibilità di poter ricollocare il coperchio al vaso appena scoperchiato che altrimenti potrebbe risultare angoscioso nella produzione di emozioni collegate ai significati. Detto ciò appare evidente che la ricerca del significato del sogno inteso come ricerca personale sia un atto dovuto alla nostra persona che merita sicuramente di essere esplorata, essendo noi stessi. Altresì va condotta in una situazione di controllo e professionalità che ne permetta di esaltare l’utilità eliminandone gli effetti collaterali. Che importanza hanno i sogni nella nostra vita? Duplice. Se non intesi rappresentano una valvola di sfogo che permette di alleviare le pressioni libidiche, desideri di vari tipi, che la vita sociale ci impone di inibire e di posticipare nel migliore dei casi Se intesi rapprentano la strada della consapevolezza, la via regia verso l’inconscio che sfugge al controllo razionale,  che fa dell’esperienza analitica un percorso...
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Come capire se sono presenti disturbi alimentari?

Capire la presenza di disturbi alimentari può presentare delle difficoltà. Una delle principali è la determinazione da parte della persona che ne soffre a nascondere la sua condotta. Naturalmente questo è possibile in patolie come la bulimia, mangiare per poi vomitare, dove il peso corporeo non presenta rilevanti variazioni e quindi è complesso vederlo. Altro discorso è la volontà di accorgersi che questo sta accadendo considerando che se si vive insieme ad una persona bulimica dal giorno alla notte possono venire a mancare ingenti quantità alimentari di uno o più prodotti: non ci trovano più biscotti o gelato ingeriti compulsivamente quando soli. Altro discorso è l’anoressia che presenta campanelli di allarme chiari ed inequivocabili, anche se vale il discorso di cui sopra. La persona incomincia a non mangiare più, diminuisce drasticamente le portate sostenendo che è sovrappeso, deve dimagrire e che non ha fame in realtà. Anche se si tratta di due pericolose derive patologiche l’anoressia è clinicamente la più pericolosa perchè unisce un quadro morboso psicologico, grave, ad uno fisico che nei casi estremi porta alla morte e comunque ad uno stato di deperimento pericoloso. Discorso simile è quello della obesità, poco considerata, che però come l’anoressia presenta un quadro psicologico grave e delle ripercussioni sul corpo significative. Anche l’obesità è facilmente osservabile ma spesso si cela dietro condotte alimentari di gruppo e dietro la benevolenza familiare verso chi mangia “un po di più” ma trova una forte resistenza nel sociale. Interessante questo scambio di ruoli con l’anoressia in quanto quest’ultima è desirata nel suo messaggio a livello sociale ma non familiare. Quindi in definitiva accorgersi della presenza di disturbi alimentari per una terza persona non è semplicissimo ma spesso come detto intercorre la volontà/speranza di non vederlo, fare finta che il problema non sussista: questo per la bulimia e obesità. Discorso diverso per l’anoressia e l’obesità che si presenta con tratti palesi e solo un diniego potente può velarle. Sull’altro versante abbiamo il soggetto affetto che spesso se ne rende conto ma sottovaluta il problema annullando di fatto la percezione che sta avendo delle condotte alimentari pericolose e dannose: le strategie sono il ricorso ad un pensiero giustificativo o contingenziale. In tutti e tre i casi vale la regola del non rimandare mai la presa in carica del problema in quanto come per tutte le patologie prima vengono affrontate più alte sono le probabilità di condurre una...
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Litigare davanti ad un bambino piccolo può rivelarsi dannoso? (2di2)

Precedente… Il problema del litigio di una coppia di fronte al proprio bambino sostanzialmente non esiste così come lo vogliamo strutturare: il bambino ha gli strumenti per comprendere se preoccuparsi o no, inoltre è una cosa alla quale il bambino prima o poi deve far fronte e le campane di vetro non sono mai risultate pedagocicamente valide. Esiste invece il problema del litigio nel momento in cui è sintomo di lacerazione profonda o ancora peggio serve ad arrivare ad un secondo fine che è quello di portare il bambino dalla propria parte.  Allora diventa pericoloso per il bambino che proverà come detto sopra una scissione interna in fazioni pro – madre o padre e cadrà in angoscie abbandoniche fantasticando possibili separazioni. Oltre ciò, ma si va nel campo dell’ipotetico, il bambino potrebbe anche percepire questi litigi come una colpa, di esserne il responsabile in una strategia che gli da la responsabilità ma a livello della fantasia anche la possibilità di aggiustare la coppia. Scoprire che la seconda parte del pensiero magico non funziona è un altra fonte di angoscia. Ricapitolando il litigio in se non è dannoso per il bambino: dipende dalla qualità del litigio e dalle strategie del bambino per...
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