Ritorno a Lavoro.

Come favorire il ritorno a lavoro? Un consiglio semplice ma poco applicato è quello di evitare di passare dallo stato di vacanza a quello lavorativo senza uno o due giorni di decompressione. La sensazione che si prova andando in vacanza, ovvero di avere bisogno di due giorni di riposo prima di entrare nel clima di festa e relax, vale anche al ritorno senza il quale potrebbe portare a un effetto di rigetto dal lavoro molto forte con qualche sfumatura di depressione e aggressività. Quindi, dove possibile, tentare di tornare un paio di giorni prima dalle vacanze per prepararsi alla propria routine in modo più dolce ed...
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Necessità di Relax.

Relax. La necessità di relax nasce dal bisogno fisiologico di depontenziare i carichi che in un anno si sono fatti sentire sul nostro corpo che si tende, sforza, si annoda e poi resiste allo sforzo. Ma queste operazioni chiedono energia e usurano gli organi deputatai che al termine della prestazione non tornano allo stato precedente immediatamente ma rimangono in uno stato di eccitazione. Il cevello funziona allo stesso modo che per un bicipite anche se naturalmente molto più complesso. Se alziamo molte volte un peso il braccio ci farà male per giorni… le fibre muscolari avranno bisogno del tempo per tornare allo stato pre – stress. Per i muscoli, rimanendo in metafora, i massaggi possono aiutare allo scioglimento di nodi e contratture. Per il cervello e per la psiche abbiamo bisogno, come nello stereotipo vacanziero più comune, o di divertimento (località come Ibiza, Rimini e Riccione) o di belle immagini rilassanti la mente per l’appunto (le Maldive). Naturalmente queste sono due categorie generali solo per intendersi considerando che il proprio relax si può benissimo raggiungere su di un onda o osservando la vallata da una cima di una...
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Paura dell’acqua e paura di volare.

La paura dell’acqua come di volare nascono dalla caratteristica simbolica intrinseca dell’oggetto scelto nella relazione con l’emozione scatenante la paura. Ovvero l’acqua come così l’idea del volare rappresentano in modo ottimale ed a priori, nel senso dell’indipendenza dall’esperienza, determinate corrispondenze con desideri, emozioni, e quindi vissuti. In altre parole. Nelle immagini che questi due oggetti, in senso lato, ci svegliano noi inseriamo le nostre esperienze che a loro volta sono la risultante dell’esperienza razionale e della sua connotazione emozionale. Ora perchè queste due paure sono così comuni? La domanda dovrebbe essere posta in un altro modo. Quali sono due dei desideri più grandi che l’essere umano prova? Ebbene si, dove troviamo una paura possiamo a ben guardare trovare poco più in là un desiderio. Quel desiderio però è vissuto come impresentabile e dall’oggetto specifico della brama la psiche in un movimento difensivo sposta l’attenzione su di un oggetto che ben lo rappresenta, l’acqua ed il volare, per salvaguardare l’oggetto desiderato sicuramente più quotidiano e quindi la propria serenità complessiva che sarà intaccata solo in pochi momenti. Senza tale movimento avremmo la percezione di questo desiderio verso questo oggetto percepito come proibito. Quindi questa carica, detta libidica ovvero carica sessualmente, viene spostata su due categorie simboliche, due simboli con tutto il carico di angoscia che comporta: il risultato è la paura di attività come il volare o oggetti come l’acqua che niente hanno a che fare con la paura originale ma per caratteristiche intrinseche come dicevo sopra la rappresentano degnamente. Perchè cariche sessualmente? Perchè le relazioni diventano complesse quando sessualizzate. La sessualizzazione di una relazione riecheggia tempi e desideri passati. Ed in questi meandri ci possiamo spaventare alla vista di una relazione troppo conosciuta. Quindi subentra la paura di volare che a livello statisticamente significativo rappresenta la paura dell’erezione e la paura dell’acqua che è più complessa nelle declinazioni di significato ma spesso rappresnta il rapporto con la madre. Detto così è chiaro che può risultare un pò ostico ma basti pensare alla relazione tra velocità e sesso per intendere quando simbolicamente un aereo che si alza dalla pista ad alta velocità possa rappresentare bene il movimento organico dell’erezione e lo stare sospesi nel vuoto la sensazione di perdita di controllo dell’orgasmo. Che nell’oggetto originario non possono essere spesi e quindi vengono spostati su di un altro. Per il mare basti riflettere sulla sensazione di pace e calma o rifiuto...
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La Gelosia. Newton (6di6)

Precedente… Newton, principio di azione – reazione: Se su un corpo agisce una forza, allora esiste un altro corpo su cui agisce una forza uguale e contraria. Ovvero, ad ogni azione corrisponde sempre una reazione uguale e contraria. Quindi le mutue azioni fra due corpi sono sempre uguali e dirette in senso contrario. Più precisamente: quando un corpo A esercita una forza su un corpo B, anche B esercita una forza su A; le due forze hanno stesso modulo (intensità), stessa direzione, ma versi opposti. Traslando a noi, ad uno sforzo energetico, un investimento, una produzione e quindi un consumo di energia deve corrispondere un cambiamento della realtà in relazione alla percezione dell’agente produttore dello sforzo. Il cambiamento della realtà sia psichica che fisica, avverrà sempre. Il problema è nella sua percezione, nella capacità di percepire. Alla mancata restituzione dell’energia investita secondo la qualità desiderata ci sarà un tentativo di recupero della stessa. A seconda della posizione occupata su di un continuum psicopatologico ci saranno tentativi di recupero diversi: gelosia per l’appunto, invidia, difesa dell’onore, vendetta, l’orgoglio, fino a strategie più sane come la sublimazione su altri “oggetti”. La gelosia si connota nella punizione dell’altro con la sottrazione dell’energia datagli: il problema della persecutorietà della punizione risiede nella persecutorietà intrinseca nella prima energia donata all’altro, già inquinata, e dalla pretesa di un recupero crediti che passa dalla dimensione dello psichico a quella della riappropiazione fisica del credito supposto: il geloso da quello che può, l’altro non riesce a tornargli il desiderato, non è possibile anche se è tutto quello che possiede, ma a questo punto decide di appropriarsi dell’oggetto non potendo avere le sue emozioni idealizzate a suo uso e consumo compensatorio. Quella che era la dote diventa lo strumento di tortura....
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La Gelosia. Distruzione dell’Oggetto (5di6)

Precedente… 4) “Distruzione dell’oggetto”: Ma in ordine. Non solo è conscio dei suoi comportamenti, ma ne ha bisogno. I sensi di colpa nascono dal limbo. Qui avviene la caduta della seconda maschera: è il momento dell’espressione, della presa di coscienza, anche se vaga, confusa, di tutta la propria cannibalesca aggressività. Odia. L’odio, una parola che in se non vuol dire tanto ma che uso per comodità, visto la grande quantità di significati eterogenei che contiene. Ha fame. Esce il mostro che è in lui. In questo momento possono verificarsi fenomeni di stalking in tutte le sue forme, tramite un annichilimento dell’altro tale da togliergli la terra da sotto i piedi, oppure in una derealizzazione psicotica colpevolizzante. Strategia finalizzata al recupero dell’oggetto che si percepisce ancora proprio, ma ferito e quindi attaccabile frontalmente. Non tramite strategie come quando lo si percepisce integro, quindi manipolato ed aggirato in un atteggiamento adulatorio e parassitario, che si realizza ultimato quando ormai il legame è dato. Questo dato momento è una vampata di odio psicotico verso l’ennesima bella immagine di sé, in realtà lontana, fuggita, traditrice e fondamentalmente altra da sé. È un momento nel quale l’incantesimo narcisistico ha un momento di defaillance come quando la maledizione ha inizio alla mezzanotte e si scopre il volto del mostro. Ma il nuovo giorno è alle porte. La scarica è stata, il geloso è esausto. Ha bisogno di ricaricarsi, tutto quello che adesso è fuori di sè deve tornare, deve essere recuperato. E pian piano tutto torna al proprio, precario, posto. E si ricomincia. Come? Con ancestrali e quindi infantili sensi di colpa. Ecco dove traggono forza, dall’odio profondo. Naturalmente è esaminato e valutato come se fosse una modalità esclusivamente patogena data la sua eccezionale problematica quantitativa che nello scenario mostra. I sensi di colpa fungono a una duplice depistante funzione : quella di riabilitarsi verso se stessi e verso l’altro che a seconda del livello patogeno del legame e nelle condizioni giuste potrebbe arrivare a ripensare nevroticamente la relazione, fino a considerazioni tipiche: “in fondo mi voleva solo bene, mi amava”. Altra parola che non significa niente perché significa troppo (o meglio troppe cose, stati). Altri appetiti. Qui abbiamo il momento del rigenerarsi della carica. In ambedue i soggetti sebbene con strategie diverse si guarda a quello che è accaduto. Il geloso ormai punitosi abbastanza è tornato in sé, ha scaricato tutto il suo odio...
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