Le Qualità Psicometriche di un Test (2 di 2).

Precedente… Il test deve essere attendibile (o affidabile, o stabile), ovvero, la misura che ricaviamo deve essere ripetibile: le voci del test sono studiate per focalizzare la presenza di un solo fattore. Per verificare l’attendibilità si può ripetere il test sugli stessi soggetti, se la differenza tra i punteggi ottenuti è minima è buona (però i punteggi al test possono essere diversi sia per familiarizzazione con lo strumento sia per modifica del fattore psicologico in esame). Migliore invece è il sistema dello split- half, in cui il test si divide in 2 parti uguali che daranno punteggi approssimativamente simili, ovvero aumenteranno o caleranno in parallelo. Il test deve essere valido, ovvero possedere la capacità di misurare solo quel fattore e non altro. Poiché in psicologia abbiamo a che fare con caratteristiche non direttamente evidenti, il test deve basarsi sulla validità di costrutto, cioè la validità della teoria prescelta per costruire il test. La validità teorica per la costruzione di un test deve essere sempre validata empiricamente: tramite la validazione d criterio, in cui applichiamo il test a un gruppo che sappiamo possedere le caratteristiche misurate dal test confrontato con un gruppo di controllo, o tramite la validità concorrente, cioè tramite il confronto possibile usando una batteria di test che misurano lo stesso fattore.  ...
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Le Qualità Psicometriche di un Test (1 di 2).

Psicometrico significa che un test è una misura di un elemento psichico. La parola test indica l’idea di verifica dimostrativa. Il test si basa su domande mirate ed adeguate allo scopo, non dirette ed esplicite, per ovviare alle probabili difese di molti soggetti di fronte a certe domande, ma domande indirette che non fanno capire al soggetto cosa si indaga ma che noi sappiamo essere in relazione con ciò che stiamo indagando. Quindi il test è costruito su una teoria di relazione causa – effetto fra la presenza di una certa caratteristica e le risposte. La teoria deve essere già verificata empiricamente tramite uno studio pilota (con fasi di preparazione, rifinitura e controllo dell’efficacia predittiva) e non costruita a tavolino. Le voci del test devono essere articolate e numerose (almeno 20-30 items per ogni fattore da misurare) per cogliere le differenze anche sfumate fra i soggetti. Inoltre, anche il campione deve essere numeroso. In pratica un test con molte voci e applicato a molte persone è intrinsecamente più preciso e sensibile, dato che differenze anche piccole non possono essere casuali. Un buon test deve essere standardizzato: le domande devono essere le stesse per tutti, deve essere uniforme il modo di porgerle e unico e prestabilito il metro di giudizio sulle risposte. Se il test è ben tarato, ovvero se i punteggi che produce sono proporzionali all’intensità del fattore che il test intende misurare, i punteggi del test devono avere una distribuzione gaussiana (cioè non essere troppo facili o difficili, perchè si sposterebbe l’andamento della curva). Una volta tarato il test, si devono convertire i punteggi grezzi in punteggi standard che indichino subito la collocazione del soggetto rispetto al campione. I punteggi possono essere tradotti in centili, che esprimono il rango di posizione del soggetto in una distribuzione su 100 posizioni....
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